
Circa trent’anni fa i miei genitori, pur se nati e vissuti a Roma. decisero di acquistare
Cigliano, una grande casa colonica a
519 metri d'altitudine. Con 13 ha di terreno intorno. Si erano innamorati del posto e fin da allora promisero, nel restaurare la vecchia casa, di rispettarla e di ricostruire intorno ad essa l'ambiente contadino che da secoli l'aveva vista spettatrice: così inizio la paziente ricerca di mobili, suppellettili, strumenti di lavoro.
Per venti anni
Cigliano è stata per noi, per i nostri parenti, per i nostri amici il rifugio dal caos cittadino: accendere candele e lampade a petrolio, riscaldarsi il letto con il "prete", cuocere le patate sotto la cenere erano esperienze nuove e divertenti soprattutto per noi bambini; così sono cresciuto amando questa casa, questi luoghi ed il concreto ritorno a
tradizioni ed usanze ormai purtroppo dimenticate.
Nel 1989 dopo essermi diplomato in agraria, mi sono trasferito definitivamente a Cigliano ed ho iniziato l'
attività agrituristica. Anche io nell'adeguare la casa alle nuove esigenze, ho scelto di cambiare il meno possibile e se la corrente elettrica è stata una necessità per il riscaldamento, l'acqua calda e l'illuminazione dei luoghi comuni, a fare luce nelle camere da letto sono rimaste
le candele. La decisione iniziata quasi come una sfida si è invece rivelata una attrattiva.